Torre Chianca deve il suo nome all’omonima torre di avvistamento a pianta circolare costruita durante la dominazione spagnola.

La torre è a salvaguardia del Salento dal cinquecento, ha protetto il territorio dagli attacchi provenienti dal mare, da parte dei pirati ed in modo particolare da quelli dei saraceni.
Oggi, anche se parzialmente diroccata, si mostra con tutta la sua imponenza come il simbolo positivo di una forte identità e dell’attaccamento al territorio che volge uno sguardo verso il futuro. Dall’entroterra fino a raggiungere il mare si estende su un’area di 1593 ettari il Parco naturale regionale Bosco e paludi di Rauccio, un’area naturale protetta dal 2002.

Il Parco Naturale di Rauccio preserva molti gioielli naturali, per bellezza e rarità, comprende: un bosco di lecceti (testimonianza medioevale della Foresta di Lecce che si estendeva tra Lecce, Otranto e Brindisi), una zona umida denominata “specchia della Milogna”, due bacini costieri (Idume e Fedita), tre canali (Rauccio, Gelsi e Fetida) per la confluenza delle acque risorgive, zone di macchia mediterranea e gariga costiera ed aree agricole e allevamento.

Dalla varietà ambientale deriva una notevolissima ricchezza di biodiversità di micro e macrohabitat.
Il Laboratorio di Botanica Sistematica ed Ecologia Vegetale del dipartimento di Biologia dell’Università del Salento ha rilevato nel parco di Rauccio, in seguito al censimento della flora, 584 specie di piante ripartite in 338 generi e 81 famiglie. Ha censito: 12 habitat, 5 prioritari e 7 di interesse comunitario; 228 specie faunistiche, 6 anfibie, 114 di uccelli, 14 di rettili e 16 di mammiferi; 30 specie botaniche rare (4 di queste sono presenti nella “Lista Rossa Nazionale” delle specie a rischio di estinzione).

All’interno del Parco naturale regionale Bosco e paludi di Rauccio ci sono 4 tipologie di percorsi escursionistici a tema: botanico, faunistico, idrologico e storico-culturale. Nel sottobosco germogliano l’ilatro, il lentisco, il mirto, l’alaterno, la salsapariglia e il caprifoglio mediterraneo.

Tra le specie rare a rischio d’estinzione segnaliamo l’orchidea palustre e la periploca maggiore. I bacini d’acqua dolce, Idume e Fetida, sgorgano dal sottosuolo sfociando poi nel mare, lì nelle acque fredde dei bacini crescono alghe characeae e brasca pettinata che trovano il loro habitat naturale.
La fauna del parco è varia e numerosa, alcuni capanni posti come punti di osservazione permettono di apprezzarne quella presente: negli acquitrini e nelle radure del bosco, troviamo il tritone italico, il rospo smeraldino, la raganella italica ed il tasso.
Il parco è anche una zona importante per l’avifauna migratoria. In primavera stazionano upupe e tortore, durante l’inverno non è difficile trovare nelle acque del bacino Idume bellissimi cigni bianchi.
L’aspetto che la vegetazione spontanea assume è la conseguenza diretta di tutte interazioni umane, trasformazioni apportate per fini agricoli ed edificatori del terreno, ma anche l’ininterrotto adattamento della vegetazione al mutare delle condizioni ambientali.
Accanto alla diffusione di specie infestanti ci sono magnifiche realtà naturalistiche che rendono il sito di Rauccio unico.

A pochi chilometri da Torre Chianca c’è San Cataldo, luogo in cui l’imperatore Adriano nel II secolo D.C. diede l’ordine per la ricostruzione di un importante porto che da allora fu a lui intitolato e più volte distrutto e ricostruito.
Il vecchio porto ancora oggi è in parte visibile dalla spiaggia, mentre i resti che sono sommersi possono essere riscoperti dai turisti tramite un’immersione.

Alla morte di Cesare a Salaria, nome latino di San Cataldo, attraccò Ottaviano.
Nei secoli la città cadde in disuso fu abbandonata e lentamente si trasformò in palude, la bonifica avvenne in epoca fascista da parte dell’Opera Nazionale Combattenti che operò lungo tutto il tratto di costa da San Cataldo ad Otranto.